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21/06/08: Denti e sport: prestazioni atletiche +6% con un'occlusione perfetta
L'odonotoiatra Alessandro Beraldi presenta i risultati del primo studio scientifico condotto dall'Università Milano Bicocca su giocatrici di basket di serie A. L'olimpionica Arcangeli: «Usando il bite ho detto addio al mal di schiena»

Per ottenere buoni risultati nello sport "stringere i denti" non basta: è necessario che l'arcata superiore e quella inferiore coincidano in modo perfetto, per evitare prestazioni al di sotto delle proprie possibilità e disturbi muscolari. Del rapporto tra occlusione e prestazioni atletiche se ne parlava già da tempo, ma solo adesso la medicina scientifica ha risultati che cominciano a confermarlo. L'odontoiatra milanese Alessandro Beraldi, perfezionato in Posturologia e Gnatologia clinica e consulente del reparto di Posturologia Sportiva dell'Università Bicocca, ha presentato i risultati di uno studio condotto su cinque atlete del Basket Carugate, squadra che milita nella serie A2 femminile, durante il 1° congresso nazionale di medicina osteopatica "La clinica incontra l'osteopatia: verso una medicina sistemica" organizzato dalla Fondazione L.U.Me.N.Oli.S. (Libera Università di Medicina Naturale ed Olistico-Sistemica) in collaborazione con AIROP (Associazione Italiana per la Rieducazione Occluso-Posturale), in svolgimento a Roma dal 20 al 22 giugno 2008 all'Hotel Villa Eur "Parco dei Pini" in piazzale Marcellino Champagnat.
La ricerca, realizzata in collaborazione con l'Università Bicocca di Milano e il centro Isokinetc, ha avuto come risultato finale la dimostrazione che esiste un rapporto tra occlusione dentale e prestazioni atletiche, pur essendo necessario valutare una casistica ben più ampia: rispetto all'occlusione normale, l'utilizzo di bite - una placca, normalmente in resina, che viene posta tra le due arcate dentarie per ottimizzare l'intercuspidazione dei denti e la posizione della mandibola nello spazio porta a un miglioramento del 4,6 per cento della forza massima e del 6,6% del lavoro, cioè della forza espressa durante tutto il movimento.

La ricerca. I test sono stati eseguiti al reparto di Posturologia sportiva dell'Università Milano Bicocca all'ospedale San Gerardo di Monza. Spiega Beraldi: «Per il bilanciamento dell'occlusione e la valutazione degli effetti in statica è stata usata una strumentazione sofisticata e precisa, alcuni test sono stati inseriti nel protocollo per la prima volta. La valutazione delgli effetti sui muscoli in altri distretti è stata affidata all'Isokinetic, che proprio grazie al test isocinetico ci ha dato misure assolutamente ripetibili ed incontestabili della capacità di reclutamento delle unità motorie dei muscoli. In precedenza spesso avevano misurato il salto di una persona, confrontando i risultati ottenuti con o senza bite, ma non era possibile sapere se in quel salto l'atleta aveva utilizzato tutta la forza disponibile».

I test. Sono stati misurati il picco di forza massimo e il lavoro dei flessori e degli estensori delle gambe, sia destra che sinista, in tre condizioni: occlusione naturale dell'atleta, il nostro bite, realizzato con un controllo molto fine dell'occlusione e della postura, e un paradenti semindividuale per confronto. «Rispetto alla situazione "normale", l'uso di bite universali ha portato ad un aumento del 2,4% medio della forza massima e una diminuzione dell'1,2% del lavoro; con i bite personalizzati, il picco di forza massima aumentava del 4,6% e il lavoro del 6,6%». I primi risultati sono incoraggianti, anche se il campione non è numericamente elevato: l'Università Milano Bicocca sta lavorando proprio per avere una casistica sufficientemente ampia in modo da mettere un punto fermo sulla relazione tra bilanciamento occlusale e prestazioni sportive.

Una testimone "olimpica". Tra le atlete che si sono sottoposte ai test, anche Angela Arcangeli, campionessa italiana della pallacanestro femminile. Arcangeli, olimpionica nel 1992, vanta tre scudetti e quattro coppe dei Campioni, oltre a 99 presenze in Nazionale (quattro i campionati europei ai quali ha partecipato, più i mondiali d'Australia). L'atleta, che oggi milita nella Liomatic Umbertide neopromossa in A1, ha potuto notare dei significativi miglioramenti. «Con l'utilizzo del bite sono venuti meno quei fastidi alla schiena e al tendine di Achille che in alcune occasioni mi hanno addirittura bloccato -spiega Arcangeli- Star bene fisicamente è la base per una buona prestazione tecnica in campo». E i risultati sul parquet sono migliorati. Arcangeli porta il bite in allenamento e durante le partite. «All'inizio era un po' fastidioso, ma si è trattato solamente di farci l'abitudine: adesso, che lo uso in modo costante, posso vederne i benefici».

 

Il dottor Beraldi con Arcangeli e lo staff che ha eseguito i test
Il dottor Beraldi con Arcangeli e lo staff che ha eseguito i test
Angela Arcangeli durante una fase del test
Angela Arcangeli durante una fase del test
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